Esistono posti nel mondo che sfidano la logica. Posti che, per quanto tu possa aver visto foto su Instagram o documentari in TV, quando te li trovi davanti ti costringono a strofinarti gli occhi. Il Salar de Uyuni, in Bolivia, è esattamente questo: un errore di sistema della natura, un deserto che non è fatto di sabbia, ma di sale purissimo, accecante, infinito.
Immagina di trovarti a 3.650 metri di quota, sulle vette delle Ande. L’aria è rarefatta, ogni respiro è un po’ più profondo del solito e davanti a te non c’è una linea dell’orizzonte. C’è solo una distesa bianca che si perde nel vuoto, così piatta e perfetta da farti perdere il senso dello spazio e del tempo.
Se stai cercando un viaggio che ridefinisca il tuo concetto di “paesaggio”, stringi i lacci degli scarponi: oggi ti porto nel deserto di sale più grande del mondo.
Stagione secca contro stagione delle piogge: Due mondi nello stesso posto
Il Salar de Uyuni è un camaleonte. Non esiste un solo Salar; ne esistono due, a seconda del mese in cui decidi di visitarlo. Ed entrambi ti lasceranno senza fiato.
L’inverno australe (da maggio a novembre): L’infinito geometrico

Se visiti il Salar in questi mesi, ti troverai davanti a un deserto bianco e compatto che sembra fatto di marmo. L’acqua è evaporata tutta, lasciando dietro di sé una crosta di sale che si spacca spontaneamente in perfette geometrie esagonali.
Camminarci sopra fa uno strano rumore, un CRUNCH secco sotto le scarpe. In questo periodo la visibilità è talmente totale e priva di punti di riferimento che la prospettiva salta completamente. È il momento perfetto per le classiche foto geometriche e divertenti (sì, quelle in cui sembri un gigante accanto a una macchina fotografica minuscola!). L’aria è gelida, il sole brucia e il contrasto tra il bianco del suolo e il blu cobalto del cielo andino ti stamperà un sorriso ebete sulla faccia per tutto il giorno.
L’estate australe (da dicembre ad aprile): Camminare sulle nuvole

Ma se decidi di andare durante la stagione delle piogge, la magia cambia forma. Un sottile velo d’acqua (pochi centimetri) copre la distesa di sale. Il vento si ferma. E succede il miracolo.
Il Salar si trasforma nello specchio più grande del pianeta.
Non capisci più dove finisce la terra e dove inizia il cielo. Le nuvole sono sopra di te e sotto i tuoi piedi. Quando la jeep corre sull’acqua, sembra di volare a bordo di una navicella spaziale. Cammini e vedi il tuo riflesso perfetto fluttuare nel nulla. È un’esperienza quasi mistica, un sovraccarico sensoriale che ti fa sentire sospeso al centro dell’universo.
Oltre il sale: Un’isola di cactus e lagune psichedeliche
Il Salar non è solo una distesa bianca. Il viaggio per arrivarci (di solito un tour di 3 giorni in 4×4) attraversa paesaggi che sembrano dipinti da Salvador Dalí.
Isla Incahuasi: L’isola che non c’è
Immagina di essere nel bel mezzo del nulla bianco e, all’improvviso, vedere spuntare una collina di roccia vulcanica completamente ricoperta di cactus giganti, alcuni alti più di dieci metri e vecchi di secoli. Questa è l’Isla Incahuasi. Salire sulla cima all’alba, mentre il primo sole colora di rosa il sale circostante, ti farà sentire come un naufrago su un’isola deserta nel bel mezzo di un oceano ghiacciato.
Il deserto di Dalí e le lagune colorate
Spingendosi più a sud, verso il confine con il Cile, la terra si accende. Incontrerai la Laguna Colorada, un immenso specchio d’acqua che brilla di un rosso fuoco grazie a particolari alghe, punteggiato da migliaia di fenicotteri rosa che passeggiano indisturbati a quattromila metri di quota. Poco distante, la Laguna Verde, ai piedi del vulcano Licancabur, sembra una piscina di smeraldo liquido.
Il diario di bordo: Sensazioni forti (e qualche consiglio da amico)
Il Salar de Uyuni è tanto bello quanto estremo. Non è un viaggio comodo, e voglio essere onesto con te:
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Il mal d’altitudine (soroche) si fa sentire, quindi i primi giorni dovrai masticare foglie di coca o bere mate come un vero locale.
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Di notte la temperatura scende a -15°C e i rifugi sono spartani.
Ma quando ti svegli alle cinque del mattino, esci all’aperto con tre maglioni addosso, e guardi il cielo stellato più limpido della tua vita riflettersi sulla distesa di sale… in quel preciso istante, ogni brivido di freddo scompare. Rimane solo lo stupore puro.




